(Benh Lieu Song)

domenica 8 settembre 2013

Vacanza che fai, persona che sei

Andare in vacanza è sempre stato visto come un'attività gradevole e bella. Eppure dietro a questo termine si nascondono parecchie realtà molto differenti tra di loro.
Alcuni ad esempio quando si parla di ferie capiscono relax e riposo, altri festini à gogo per una settimana intera. C'è chi si immagina sette giorni dedicati completamente ad attività sportive e motorie, chi invece non pensa ad altro che al wellness e a dei massaggi curativi.
Trovare le persone giuste con cui andare in vacanza è tutt'altro che evidente se si è ad esempio giovani e si vuole organizzare un viaggio con degli amici o trovare un partner che abbia gli stessi gusti per quanto riguarda il tipo di ferie. Viaggiare ha un'infinità di sfaccettature.
Per alcuni il tempo libero è abbinato all'avventura, all'esplorazione, al girare il mondo con un semplice sacco in spalla e tanta buona volontà, per altri è andare sempre nella stesso posto, la stessa spiaggia, anno dopo anno, per altri ancora è un'occasione per scoprire nuove culture e usanze, visitando musei, mostre, reperti archeologici, parchi nazionali, tribù, templi, chiese, moschee, sinagoghe, e via dicendo. C'è poi chi ama particolarmente il campeggio, chi invece gli hotel a cinque stelle, chi il mare, chi la montagna, chi l'Europa, chi il resto del mondo.
Ognuno ha la sua personale idea di cosa sia fare vacanza. L'importante alla fin fine trovo che sia sapersi godere il proprio tempo libero e capire che le esigenze non sempre sono le stesse, imparando dunque a rispettare anche punti di vista diversi su cosa sia stare in ferie.

martedì 20 agosto 2013

Corris - thejob.ch: un doppio gioco assai discutibile

Corris è una società anonima a scopo di lucro che offre servizi alle organizzazioni non governative (ONG) di norma non a fini di lucro (WWF, Amnesty International, Terre des Hommes, Greenpeace, Pro Juventute, ecc.) per la raccolta di fondi. In poche parole la Corris si occupa di cercare donatori per le varie ONG tramite stand informativi e al telefono. Sono un po' ovunque in tutta la Svizzera, compreso il Ticino.
L'ipocrisia di fondo sta nel fatto che la Corris sfrutta la bontà, l'altruismo, la carità e la solidarietà delle persone per fare soldi. Lo fanno con il consenso delle ONG - cosa gravissima. È una contraddizione di fondo assurda che dimostra come simili organizzazioni abbiano perso di vista i loro ideali e i loro valori. Sono scesi a patto con il diavolo.
Il mio consiglio? Se vedete stand informativi a Locarno, Bellinzona, Lugano, Mendrisio, Biasca, Chiasso, ecc., ascoltate pure con interesse le cose che hanno da dire sulle varie ONG, ma quando si tratta di fare le donazioni, fatele - se proprio volete - direttamente alle ONG, non lì. Perché se le fate lì, date soldi anche alla Corris, a una società anonima a scopo di lucro, una società che approfitta della bontà e dell'altruismo delle persone per fare soldi, una società che non ha nulla a che vedere con gli ideali e i valori delle ONG che rappresentano in quel determinato momento.
È triste constatare come addirittura grandi organizzazioni molto famose (la lista completa la si può trovare qui), nate per fare del bene, siano giunte a compromessi decisamente poco lodevoli.
Condivido sempre di più lo scetticismo che hanno vari volontari nei confronti delle ONG internazionali. L'eccessivo prestigio le ha portate decisamente fuori rotta.

lunedì 20 maggio 2013

Negozi di giochi da tavolo in Svizzera

I negozi di giochi da tavolo in Svizzera non sono molto pubblicizzati e conosciuti, nonostante siano fondamentali per la diffusione di questo hobby.
È per tale motivo che ho voluto fare una ricerca creando una lista il più completa possibile. Ecco qui di seguito il risultato ottenuto:

- Aarau: Spielstatt
- Baden: Miracoolix
- Basel: Spielbrett
- Bern: DracheNäscht
- Biel/Bienne: Delirium Ludens
- Brunnen: Spielladen Detterbeck
- Chavannes-près-Renens: 400 Coups
- Fribourg: La Bulle
- Genève: L'Astuce, Xenomorphe
- La Chaux-de-Fonds: Idée Jeux
- Lausanne: Xenomorphe
- Locarno: Sogni di Carta
- Lugano: Camelot Store
- Luzern: Spielkiste
- Mendrisio: Libreria al Ponte, Walser Modellistica e Fai da Te
- Sion: Le Maître de Jeux
- Solothurn: Spiel Himmel
- Thun: Phönix Spiele
- Welschenrohr: Spielbude
- Zürich: Bitlis, Rien Ne Va Plus

martedì 30 aprile 2013

Parolacce ed eufemismi

Alcuni studi sostengono che dire parolacce faccia bene alla salute.
Il motivo? Si dà sfogo alle cattive emozioni, che altrimenti resterebbero represse nel corpo con esiti negativi. La volgarità di certe espressioni però non aiuta di certo a convincere le persone più per bene a dire parole sconce. Un altro possibile problema è che, se si è genitori, bisogna educare i propri figli.
Come risolvere dunque la questione?
Arrivare al punto di auto-imporsi o imporre agli altri - magari ai propri figli - di non dire mai parolacce è poco realistico. Quando si è arrabbiati si necessita di espressioni colorite per esprimere i propri sentimenti. L'utilizzo di eufemismi può essere la soluzione. Al posto di "vaffan*ulo" si può utilizzare "va a quel paese" o il pugliese "vattìnne" (va via), "cacchio" o "cavolo" sono probabilmente da preferire a "ca**o", il siciliano "mizzica" può tornare utile al posto di "min*hia" o "fi*a", non sarebbe inoltre male prediligere "porca miseria" al posto di tutti gli altri "porco" esistenti. La lista potrebbe continuare a lungo.

Immagine da Focus.it

Imparare ad attenuare l'asprezza di certi concetti volgari sostituendoli con altri vocaboli sentiti come meno crudi è una cosa che in definitiva può tornare utile e può migliorare la propria qualità di vita.

lunedì 11 marzo 2013

Come elaborare un lutto?

Tutti prima o poi sono confrontati con la morte. È un tema esistenziale, che coinvolge chiunque.

Nella nostra società la concezione e il modo di vivere la morte e il lutto sono cambiati radicalmente nel corso degli ultimi secoli.
Un tempo le probabilità di sopravvivere al primo anno di vita erano del 50% e l'aspettativa media di vita era di circa 35 anni. Al giorno d'oggi, da noi, la percentuale di morte dei neonati è inferiore all'1%, e l'aspettativa media di vita supera gli 80 anni. Se dunque la morte un tempo faceva parte della quotidianità, oggi giorno si ha a che fare con un lutto solo ogni 15/20 anni nella propria cerchia stretta familiare. Le nuove generazioni non sono più abituate a elaborare e affrontare lutti.
La qualità di vita è migliorata parecchio. Se secoli fa la morte poteva venire concepita anche in modo positivo, come liberazione da una vita piena di sofferenze e difficoltà, nel nostro millennio la vita viene vissuta generalmente da tutti in modo positivo, anche dagli anziani e dagli ammalati, mentre la morte ha assunto la forma di uno spauracchio, assolutamente da evitare.
La medicina ha permesso di allungare considerevolmente la vita dei pazienti. Allontanare la morte viene visto di norma come la cosa migliore e più giusta da fare.
La maggior parte delle persone non muore più in casa, ma in istituzioni come gli ospedali o le case per anziani. La morte è stata ospedalizzata. La si è presa e emarginata dalla vita quotidiana, dall'ambiente sociale in cui si vive di norma, per rinchiuderla in spazi che si evitano quando si è sani e in forma.
I rituali e le usanze da adottare durante un lutto stanno scomparendo. Mancano modelli ed esempi da seguire. Regna sempre di più un senso di incertezza sul cosa si debba fare e dire quando muore qualcuno. I fenomeni di privatizzazione e individualizzazione - che si possono assistere nella nostra società - hanno preso piede anche nei campi della morte e del lutto. La comunità sociale non è più pronta ad affrontare lutti. I colpiti vengono di conseguenza meno assistiti dalla società. Le pressioni e le pretese sul singolo individuo diventano sempre maggiori e difficili da gestire.

Da un punto di vista sociale quindi al giorno d'oggi il lutto è stato ospedalizzato, privatizzato e individualizzato. La morte è diventata un tema tabù, che viene minimizzato, sminuito, reso irrilevante. Questa è una tendenza che non va bene e che sarebbe da cambiare. La morte coinvolge tutti prima o poi. E il lutto è la normale reazione che si ha di fronte a una perdita importante.

Essere in grado di affrontare e gestire al meglio un lutto fa parte delle cose nella vita da imparare assolutamente, possibilmente prima che arrivi il lutto. In tal senso aiuta di certo conoscere e sapere quali sono le varie fasi che uno affronta durante un lutto, in modo tale da non arrivare impreparato e sapere qual è l'obiettivo finale: il distacco o meglio un nuovo collocamento della persona venuta a meno, e la capacità d'instaurare nuove relazioni.

I modelli esistenti sulle fasi del lutto sono molteplici. Importante è non considerarli in modo troppo rigido, lineare e schematico. Le fasi possono alternarsi e avvenire in sequenze diverse.
La causa scatenante del lutto è la perdita di una persona importante (non per forza di cose amata). L'obiettivo è la nuova collocazione della persona venuta a meno, con la capacità d'instaurare nuove relazioni. Nello svolgimento del lutto bisogna considerare una certa diversità - non c'è un modo normale di elaborare un lutto. La durata va dai 2 fino ai 5 anni, se non di più. La prima fase dura da poche ore fino a qualche settimana, mentre le altre possono durare da qualche settimana a mesi se non anni. Ci possono essere e ci sono effetti psicosomatici che coinvolgono il corpo, la mente e il comportamento. Il rischio di ammalarsi aumenta, come anche il rischio di mortalità.

Veniamo dunque ai modelli più famosi delle fasi del lutto.

Elisabeth Kübler-Ross, una degli esponenti più famosi sugli studi della morte, ha sviluppato un modello di 5 fasi:
Fase 1: Negazione e shock
Fase 2: Rabbia assieme ad altre emozioni come tristezza, panico, ferimento, solitudine
Fase 3: Elaborazione con sensi di colpa
Fase 4: Depressione e senso di vuoto
Fase 5: Accettazione, nuovo orientamento, apertura verso nuove relazioni

Verena Kast, professoressa di psicologia all'università di Zurigo, ha creato un modello di 4 fasi:
Fase 1: Non volere accettare la morte, paralisi, mancanza di emozioni
Fase 2: Dilagarsi di emozioni caotiche: dolore, ira, paura, felicità, sensi di colpa, senso d'impotenza; problemi di sonno
Fase 3: Ricerca del morto in sogni, fantasie, fotografie, luoghi, storie; idealizzazione della relazione avuta; necessità del distacco; il morto diviene una guida interiore
Fase 4: Nuovo orientamento, accettazione della perdita, ricerca di nuove relazioni

Yorick Spiegel, professore di teologia sistematica, famoso per il suo lavoro di abilitazione sul processo del lutto, ha elaborato il seguente modello:
Fase 1: Shock
Fase 2: Tentativo di controllare le emozioni tramite attività (organizzazione funerale); negazione della perdita; dilagarsi di un senso di vuoto
Fase 3: Regressione e confronto con la perdita avuta; sprigionamento di emozioni varie e aggressività; mancanza di appetito, di sonno
Fase 4: Adattamento lento alla nuova realtà; ricerca di nuove relazioni

J. William Worden, professore di psicologia, ha ricostruito il seguente modello:
Fase 1: Accettazione della realtà della perdita
Fase 2: Sentimento di dolore a causa del lutto
Fase 3: Adattamento al mondo senza la presenza della persona deceduta
Fase 4: Investimento delle energie emozionali in nuove relazioni

Jorgos Canacakis, psicologo che ha scritto una dissertazione sul tema dell'accompagnamento durante il lutto, ha sviluppato questo modello:
Fase 1: Consapevolezza dell'essere scossi
Fase 2: Ispirazione e salto creativo
Fase 3: Auto-regolarizzazione
Fase 4: Stabilizzazione e ripresa delle relazioni
Fase 5: Nuovo inizio, nuovo orientamento, nuove strutture

I compiti principali che una persona deve affrontare e risolvere durante un lutto sono dunque:
- affrontare il lutto, non evitarlo
- riconoscere e ammettere la realtà
- scelta di continuare a vivere
- lasciare fluire le emozioni come rabbia e dolore (è normale provare simili emozioni)
- interiorizzare il deceduto
- adattarsi alla nuova realtà
- nuovo orientamento, aprirsi a nuove relazioni

Affrontare un lutto non è mai semplice. Dicono che la morte sia più dura per i vivi.

sabato 15 settembre 2012

Giochi di coppia

Il gioco di coppia più famoso al mondo? L'amore.
Ma non è di questo che vorrei parlarvi oggi, bensì dei giochi di società che si possono fare in 2, con la propria dolce metà.

Tra i giochi semplici pensati appositamente per due persone abbiamo:
- Jaipur (Sébastien Pauchon)
- Lost Cities (Reiner Knizia)
- Hive (John Yianni)
- Balloon Cup (Stephen Glenn)
- Babel (Rosenberg, Dorgathen)


Per quanto riguarda invece i giochi che si possono giocare anche in più di 2 persone, ma che in 2 girano bene, abbiamo:
- Carcassonne (Klaus-Jürgen Wrede)
- Takenoko (Antoine Bauza)
- Finca (Sentker, zur Linde)
- Stone Age (Bernd Brunnhofer)
- Troyes (Dujardin, Georges, Orban)
- Die Burgen von Burgund (Stefan Feld)
- Alle Porte di Loyang (Uwe Rosenberg)
- Agricola (Uwe Rosenberg)
- Antiquity (Doumen, Wiersinga)

Altri titoli validi:
- Mr. Jack (Cathala, Maublanc)
- K2 (Adam Kaluza)
- Samurai (Reiner Knizia)
- Lettere da Whitechapel (Mari, Santopietro)
- Glen More (Matthias Cramer)
- Yinsh (Kris Burm)
- Le Havre (Uwe Rosenberg)
- Caylus (William Attia)
- Through the Ages (Vlaada Chvátil)

Maggiori informazioni sui giochi in questione le si possono trovare nei siti Board Game Geek o La Tana dei Goblin.
Buon gioco!

E per chi si aspettava qualcosa sull'amore, beh, non posso di certo lasciarvi a mani vuote. Personalmente trovo molto ben fatti i libri di Anne Hooper (Enciclopedia del sesso, Massaggi erotici, ecc.), come anche quelli di Lou Paget (Fallo felice - libro pensato per le ragazze -, Rendila felice - libro pensato per i ragazzi -, ecc.).

In generale ammetto di prediligere autrici donne, quando si tratta di leggere libri sul tema della sessualità. Il motivo?


domenica 8 luglio 2012

Giochi da tavolo in Ticino

In Ticino (Svizzera) la realtà ludica non è ancora molto diffusa. Si fatica a trovare gente appassionata, vogliosa di giocare, che si ritrova regolarmente. Qualcosina però è presente.

Nel Luganese ad esempio l'associazione ticinese giochi da tavolo (Giochintavola) organizza settimanalmente dei ritrovi aperti a chiunque. C'è la possibilità di giocare sia a giochi in stile tedesco, come anche a giochi all'americana.
Nel Locarnese l'associazione Drago Rosso (Drago Rosso) organizza tornei e campionati di vario tipo. L'associazione è però più che altro orientata verso giochi di guerra tridimensionali (Warhammer) e di carte collezionabili (Magic e Yu-Gi-Oh).
Passando al Mendrisiotto il negozio "Walser Modellistica e fai da te" (Walser Modellistica e fai da te) organizza dei ritrovi sia per giocare a giochi di società che - in collaborazione col club Momo40k (Momo40k) - per fare partite di Warhammer.

Per quanto riguarda infine gli acquisti, quattro sono i principali negozi fisici presenti in Ticino dove poter comprare giochi da tavolo moderni: il primo è situato a Lugano (Camelot Store), il secondo a Locarno (Sogni di Carta), il terzo (Walser Modellistica e fai da te) come anche il quarto (Libreria al Ponte) a Mendrisio. Esistono in alternativa anche negozi online svizzero tedeschi che offrono giochi a dei prezzi veramente stracciati, tipo Story World, Bol, Thalia (abbiamo a che fare con una concorrenza veramente molto aggressiva). Per chi sapesse il tedesco un'ottima alternativa. Il tedesco è un problema? Ci sono anche negozi online in francese con prezzi però più normali: Idee Jeux e Games and Games.

Buon gioco!